Palazzo Lovatelli fu fatto costruire nel 1580 da Gianfilippo Serlupi, probabilmente su progetto di Giacomo della Porta, e completato nel 1619 dal fratello Girolamo. Passato nel 1744 ai Ruspoli e poi nell’Ottocento ai Lovatelli, imparentati con i Caetani, conserva oggi l’iscrizione “CAETANI – LOVATELLI”.
Nel XIX secolo scavi nelle fondazioni riportarono alla luce resti del Portico di Filippo, legato al Tempio di Ercole Musagete. Sul cantonale verso Piazza Campitelli si trova una Madonna con il Bambino di Giulio Bargellini.
Tra fine Ottocento e inizio Novecento il palazzo divenne un vivace salotto culturale grazie alla contessa Ersilia Caetani Lovatelli, che vi ospitò personalità come Giosuè Carducci, Gabriele D’Annunzio, Émile Zola e Franz Liszt.
L’intervento è stato rivolto alla tutela e al restauro dell’opera nel rispetto dei materiali costitutivi e con azioni di tipo preventivo volto al restauroe al rallentamento delle cause di degrado, in modo da garantire la migliore conservazione nel futuro.
Materiale lapideo
Come tutti i palazzi nobiliari, palazzo lovatelli è arricchito da parti in travertino, marmousato come materiale di pregio nella Roma antica per la realizzazione dei portali di cornici dei marcapiani, balconi e cornicioni sommitali. In particolare a palazzo Lovatelli il travertino è stato utilizzato per la realizzazione delle parti ornamentali del primo e del piano terra, in particolare bugne , portali e cornici delle finestre, mentre l’ ultimo piano è caratterizzato da elementi architettonicicostruiti in malta.
I travertini utilizzati per questo palazzo non erano di particolare pregio, forse fu utilizzato un marmo di risulta, infatti si presentava altamente alveolizzato con profonde cariature e alterazioni dalla presenza di ossalati. Inoltrel’ assenza di manutenzione negli anni ha fatto si che lo sporco si accumulasse.
Intonaci:
Per quanto riguarda gli interventi sugli intonaci per prima cosa si è verificato lo stato conservativo con una osservazione diretta e battituracondotta manualmente da un restauratore specializzato. Gli intonaci che sono risultati particolarmente distaccati o altamente degradati sono stati spicconati e ripristinati con la stessa tipologia di materiale preesistente, i distacchi più superficiali sono stati consolidati con malta idraulica a base di calce.
Successivamente sono state realizzate delle stratigrafie sugli intonaci, per valutare i diversi interventi subiti da precedenti restauri e per individuare le colorazioni originali,nonché i materiali costitutivi. I saggi sono statieseguitida un restauratore specializzato, al fine di individuare le principali caratteristiche delle finiture pittoriche fino al supporto ( intonaco o pietra ).I saggi stratigrafici sono stati fotografati eaccompagnati dada una relazione tecnica redatta dal restauratore e presentata alla sovrintendenza per valutare insieme le colorazioni originali emerse dalle indagini eseguite.
Inizialmente si è proceduto con la rimozione a secco di polveri di vario genere mediante spazzole, spatole e specilli. Per poi procedere con la pulitura dell’intero manufatto con la soluzione migliore riscontrata nei test.
E’ stata così individuata una soluzione satura di carbonato d’ ammonio supportata da carbossimetilcellulosa con tempi di contatto di 2 h e risciacquo con acqua demineralizzata Successivamente l’intera superficie è stata trattata con Biotin ad una concentrazione del 3%, steso a pennello in più applicazioni. Il prodotto è stato abbondantemente risciacquato con acqua demineralizzata e con l’ausilio di spazzole. Il consolidamento della pietra è stato eseguito applicando silicato d’ etile a pennello fino a rifiuto. Sono state eliminate le stuccature che avevano perso la loro funzione conservartiva ed estetica lasciano quelle che con una rimozione meccanica avrebbero provocato danni al marmo circostante. Sono stati eseguiti diversi impasti di malta con polveri di marmo e grassello, per identificare il colore più simile al marmo e la granulometria più idonea, allo scopo di per ottenere stuccature di tipo mimetico. Sono state stuccate tutte le parti mancanti, le fessurazioni e tutte quelle situazioni di degrado causate dal tempo che potrebbero creare infiltrarsi o ristagno d’ acqua. Sono stati trattati tutti i ferri presenti con un convertitore di ruggine e protetti con una vernice antiossidante. Lo stesso trattamento è stato applicato per la struttura della teca.